Caro Francesco,
ti scrivo ora una lettera che per ora non posso, ma forse soprattutto non voglio leggerti.
La leggeremo insieme tra un paio d'anni, forse, quando sarai più bravo a capire quel che c'è scritto, a rifletterci su, naturalmente a difendertene, e - se vorrai - a discuterne con gli altri bimbi e con le altre persone che avrai attorno.
E' da quando sei molto piccolo che alzando gli occhi al cielo o andando a passare qualche ora tra le magie dell'aeroporto hai imparato a distinguere gli aerei che portano le persone, quelli colorati, senza eliche ed eleganti, da quelli grigi, più corti, con le eliche. Sai che i primi sono quelli "passeggeri" e gli altri sono quelli "militari".
Nel cielo di Pisa ci sono da sempre molti più aerei grigi che aerei colorati. Il loro rumore è diverso: anche senza guardare sai bene che tipo di aereo sta passando.
Gli aerei colorati e dal rumore più sottile portano a Pisa gente da tutta Italia e da tutto il mondo. Ci siamo saliti su anche noi, qualche volta, per andare a trovare le nostre amiche e parenti lontane o per andare a vedere qualche museo straordinario di qualche grande città europea. Li conosciamo bene.
Gli aerei grigi e dal rumore cupo non sappiamo bene cosa portano: non ci siamo mai saliti su e quasi certamente non ci saliremo mai.
Io in genere non sono molto curioso di saperlo.
In certi periodi, quando c'era guerra in Iraq, in Afghanistan, in Kosovo, in Libia (sono nomi che conosci perché sei curioso e non ti si possono nascondere troppi particolari di quanto discutiamo a tavola), ho preferito addirittura non chiedermelo perché ogni aereo grigio che passava mi si apriva una ferita nel cuore, mi dicevo: "la mia città, la città in cui vivo, porta morte a qualche altra città lontana, di cui non so nulla e i cui abitanti non mi hanno fatto nulla".